In considerazione del fatto che ormai si è fatta chiarezza sugli Ussari, resta da scrivere un poco su quelli che, per la nostra storia ci interessano da vicino, e cioè quelli francesi.
Tutte le nazioni del mondo a partire dal XVIII secolo dotarono i propri eserciti di Ussari, proprio memori dell’importante vittoria per la difesa di Vienna conclusasi il 12 settembre del 1683, dove gli Ussari alati polacchi caricando d’istinto le postazioni turche, che già da diversi mesi assediavano Vienna, nonostante fossero accerchiati, seminarono morte e panico, grazie alla loro abilità di sciabolatori. Una grande tela del XIX secolo, nella pinacoteca dei Musei Vaticani, ne ricorda l’impresa.
Gli Ussari francesi, durante il periodo, pre e post rivoluzionario e per tutto quello Napoleonico, non furono da meno, la loro fama crebbe rispetto a tutti i reparti della cavalleria pesante, corazzieri e carabinieri, e di quella leggera: lancieri, cacciatori e dragoni. Gli Ussari furono la cavalleria leggera d’elite.
Noti per la loro audacia in battaglia, erano considerati dei abili sciabolatori; tant’è che Antoine Charles Louis, Conte di Lasalle, Generale di divisione, divenne noto per le sue imprese in testa alla famosa “Brigata infernale” del 5° e 7° Reggimento Ussari nel 1806, nella campagna contro i Prussiani.

Per questa impresa divenne una leggenda. Morì poco più che trentenne mantenendo fede a ciò che soleva spesso dire: “un Ussaro che si fa uccidere dopo i trent’anni è un fanfarone”. Nessun altro cavaliere ha avuto lo spirito sprezzante, spavaldo e audace che ha reso gli Ussari un corpo leggendario.
Nel 1799 quando l’esercito napoleonico, proveniente da Roma passò per Ronciglione, per portare aiuti per la guerra che i Francesi stavano combattendo contro gli Austro-Russi, ci fu un poco accorto tentativo, da parte di alcuni compaesani, di opporsi al passaggio, formando delle barricate presso porta romana, che vennero spazzate con poche cannonate, seguite da altre sparate a mitraglia.
È cosa certa che con quella parte dell’esercito napoleonico, ci fosse il 7° Ussari che insieme al 3° e al 5° Reggimento era considerato il più famoso per le sue gesta che avevano dell’incredibile, come quella di vincere una battaglia navale.
Difatti il 7° Ussari, nel 1794, era stato dislocato in Olanda e durante l’inverno, approfittando dei fiumi ghiacciati, il reggimento puntò verso il territorio nemico, in un luogo in cui era ancorata la potente flotta olandese.
Le navi, alla fonda, erano bloccate dal ghiaccio, del tutto immobilizzate. Gli Ussari del 7° Reggimento caricarono le navi sotto il fuoco a mitraglia dei cannoni, le circondarono e le costrinsero alla resa. E fu così che l’intera flotta venne sconfitta da un’unità di Ussari. E’ bene, a questo punto, descriverne la divisa e l’armamento.

I colori del 7° Reggimento erano il verde ed il rosso: verde per la giacca (pelisse) e il dolman, rosso per i calzoni; alla vita era avvolta una fascia, lunga due metri e sessanta, con gli stessi colori distintivi, che con sei giri cingeva la vita; i pantaloni rossi erano guarniti con una banda bianca, così come lo erano gli alamari della giacca, foderata di pelle di volpe rossa, e del dolman; gli stivali erano neri con la tipica “V” guarnita da una nappina, il cappello era nero con un pennacchio colorato. Tipica era anche la “sabretache”, in cuoio nero, che riportava il numero del reggimento, era una tasca portaordini, sospesa con tre cinghie della lunghezza di circa mezzo metro; una larga striscia di cuoio bianco detta rangona, andava dalla spalla sinistra al fianco destro terminante con un gancio fatto a “8”, con una parte mobile apribile, che in seguito sarà detto moschettone perché aveva la funzione di agganciare, in un anello scorrevole, il corto fucile a pietra focaia conosciuto come moschetto, il cui calibro era 17,6 mm. La sciabola era sospesa al fianco sinistro. La sella del cavallo era ricoperta con pelle di montone ed una doppia fonda, sulla destra del cavallo, conteneva due pistole dello stesso calibro del moschetto, sul retro della sella, una custodia di pelle cilindrica, conteneva il mantello cerato.

Giancarlo Brachetti

Perché si parla di Ussari a proposito del Carnevale di Ronciglione?
Le spiegazioni sono diverse e come sempre c’è una leggenda di riferimento.
Come ogni buona leggenda anche questa si rifà a una narrazione orale che nel passaggio delle generazioni ha unito avvenimenti storici particolarmente impressionanti e fantasia volando con passo lieve sulla rigorosa intransigenza degli storici.
Gli studiosi indicano che il drappello degli Ussari cominciò a partecipare al Carnevale di Ronciglione a partire dal 1866. Il significato del loro passaggio ha perso nel tempo, il valore di testimonianza documentaria a favore di quello “scenico”.
Nel grande spettacolo che è il Carnevale l’incedere ordinato degli Ussari e la galoppata squarciano il velo magico che separa la realtà dal suo contrario, aprono la strada al carnascialesco mondo rovesciato. È per questo che l’attenzione filologica nella scelta dei costumi perde di importanza.
Non posso fare a meno di pensare alle vecchie fotografie, un po’ ingiallite e con i bordi dentellati, in cui mio padre, Nazareno Mordacchini Alfani, memorabile capitano degli Ussari, viene ritratto, su bellissimi cavalli bianchi o morelli, con preziosi colbacchi o con mantelli svolazzanti.
Il battaglione è diventato negli anni un manipolo di moschettieri, un gruppo ordinato di messicani, una squadriglia di pseudozorro e altre varianti che non ricordo.
Non posso, però, dimenticare l’emozione prima uditiva dello sbattere degli zoccoli sull’asfalto ampliata poi dal vociare eccitato che annuncia la galoppata e quindi l’entusiasmo nel vedere la staffetta che veloce risale il corso, e di seguito il capitano che galoppa con il busto rivolto all’indietro a controllare le terziglie, e in fondo, a chiudere, il serrafile.
Si tratta in realtà solo di pochi istanti, ma sono attimi intensi in cui si è travolti da un’esplosione di energia che deflagra dalle zampe potenti dei cavalli.
Trattenuta dagli esperti cavalieri dentro le fila ordinate del drappello, quella stessa energia verrà poi lasciata libera di manifestarsi nella guizzante euforia del Carnevale.

Francesca Mordacchini Alfani

Breve Storia delle corse a Vuoto

L’antica corsa dei Barberi di Ronciglione deriva da quella romana istituita nel 1465 da Papa Paolo II (1464- 1471), si disputava nei giorni di Carnevale lungo via del Corso, da piazza del Popolo a piazza Venezia ed era l’evento più importante della manifestazione.
L’urbanistica rinascimentale e barocca delle vie di Ronciglione ha permesso, con le ampie strade, di svolgere la corsa dei Barberi fino ai nostri giorni.
Nel tempo la corsa ha subito variazioni nella sola parte tecnica e nella sicurezza ma è rimasta intatta nelle sue caratteristiche originarie, cioè i cavalli corrono liberi, unico esempio rimasto al mondo.
Durante il Ventennio fascista e la 2° Guerra Mondiale le corse dei Barberi furono sospese mentre, qualche anno più tardi, nel 1957 il benemerito Cav. Angelo Guido della Manna (1903-1957), ronciglionese, alla sua morte lasciò, da devolversi ogni anno, ben 300.000 lire al Comitato del carnevale, per questo motivo il palio delle Corse a vuoto fu a lui intitolato fin dall’anno successivo.

Il primo mossiere del dopoguerra fu Luigi Coccia.

Fino al 1954 nella famosa curva del “Gricio” veniva sparso uno strato di pozzolana per evitare cadute in quanto i cavalli erano ferrati a ferro.
Nel 1955 su indicazione di un “cavallaro” di Terni Angelo Pontani, il dott. Italo de Felici, veterinario, e il Presidente Cav. Raffaele Soldini vollero eliminare la pozzolana in curva ed i cavalli vennero ferrati in alluminio per una maggiore aderenza al suolo.
Nel 1977 venne dato un nuovo regolamento alle corse e sono nate le nove scuderie (oggi chiamate rioni); il palio si è disputato ininterrotamente sino al 2010 (anno in cui si è effettuato l’unico palio corso su terra battuta durante il carnevale), dal 2011 le corse dei Barberi sono state sospese.

A partire dal 1985 si è disputato anche un secondo palio nel mese di agosto, dedicato a San Bartolomeo, patrono di Ronciglione e grazie alla caparbietà e alla grande passione dei Ronciglionesi, dopo un breve periodo di sospensione, nel 2016 si è corso nuovamente il palio estivo ma con tutte le precauzioni necessarie per la tutela dei cavalli e con il fondo del percorso di terra battuta.

La Corsa

Sono nove i Rioni che partecipano alle corse con i loro colori distintivi, denominazioni e un cavallo di proprietà.
Attualmente, durante il palio estivo, la prima gara è la sessione di prove del sabato durante la quale i cavalli, a gruppi di tre, testano il percorso di gara.
Successivamente i primi tre classificati delle due batterie di qualificazione -estratte a sorte e composte una da cinque e l’altra da quattro cavalli- sono ammessi alla finale di domenica pomeriggio.

Il palio viene corso sulla distanza di 900 metri circa per le vie rinascimentali e barocche della città.
Si parte da piazza Principe di Piemonte dove viene data la “mossa”, da qui il mossiere, che è colui che è designato a dare il via alla corsa, chiama i “lascini” con i loro cavalli (tenuti da un barbazzale), poi aspetta l’ingresso negli stalli; chiuso l’ultimo cancelletto apre una busta dove sono indicati i secondi da attendere per la partenza dopodichè sgancia il canapo al grido di “viaa!!”, si prosegue per viale Garibaldi, si passa dentro Porta Romana (“l’arco”), poi c’è via Roma per affrontare, in seguito, tra l’eccitazione del pubblico, l’entrata in piazza Vittorio Emanuele II (“piazza della Nave”) e la famosa
curva del “Gricio”, ultima difficoltà per i cavalli prima di
salire lungo Corso Umberto I (“Montecavallo”) e arrivare così al traguardo, in cima alla salita.

Di racconto in racconto, si narra che nell’anno 1900, in un giorno feriale, due barbieri e due calzolai di nome Bonaventura Piferi, Romeo Tani, Pietro Anzellotti ed Giuseppe Alessandrucci, si trovavano nei pressi del forno di Camillo Taborri, probabilmente nell’osteria di “Nostasìa”.
Altri affermano che l’osteria fosse, invece, di Anzellotti Pietro, ma questo cozzerebbe con il fatto che si trattasse di due barbieri e due calzolai.

Quel pomeriggio, come tanti altri, tra un bicchiere e l’altro, uno di loro raccontò che al mattino, guardandosi allo specchio e accorgendosi di avere il naso completamente rosso, si era improvvisamente ricordato di quanto accaduto la sera precedente, quando, dopo aver bevuto un fiasco di vino rosso, a causa dello stesso e della poca luce, aveva erroneamente scolato i rigatoni nel vaso da notte (pitale); dopo averli conditi con il sugo di carne del giorno prima, insieme ad una manciata di pecorino, se ne era fatto una grande scorpacciata.
Per fortuna l’improvvisata “scodella” era pulita! A onor del vero, a fronte di questa spassosa disavventura, i quattro amici, dopo tantissime risate, lo stesso giorno, proprio in periodo di carnevale, decisero di comune accordo di formare la “Società dei Nasi Rossi” cioè una convivenza di bontemponi, mangiatori e bevitori.
Stabilirono così che, per essere ammessi nella Società, sarebbe stato sufficiente pagare un litro di vino e prodigarsi per far si che il lunedì di carnevale fosse un giorno tutto dedicato a loro in cui distribuire, per il divertimento della popolazione e dei forestieri, dei “Rigatoni al Pitale ben conditi con sugo di carne”, da servire con forchetta di legno non appuntita.

Ancora oggi dopo oltre cento anni, il lunedì di carnevale, l’insolita maschera dei Nasi Rossi viene indossata da molti cittadini Ronciglionesi per dare vita a quel singolare rituale della “Pitalata” ed è così che vestiti con un bianco camicione e cappello da notte, calano come un esercito sulla piazza, cantano un inno al vino, rincorrono gli spettatori brandendo in aria dei forchettoni, salgono con le scale sui balconi, entrano delle case per offrire sadicamente i maccheroni che tengono caldi nel vaso da notte, “il pitale”.

Chi per la prima volta si trovi davanti alla maschera ronciglionese del “Naso Rosso” rimane colpito dalla sua originalità.
Il Naso Rosso incarna l’anima buontempona, satirica, godereccia che è nello spirito del ronciglionese, uno spirito indipendente, dalla battuta pronta, ironico quanto basta e soprattutto, dissacratore.

La maschera ha qualche parente all’estero.
Un personaggio simile lo troviamo nel carnevale parigino nella figura del “Chie-en-lit” (“caca nel letto”) che veste una camicia da notte imbrattata di escremento e nel carnevale russo nei Lubok - quadretti raffiguranti scene di vita popolare - dove il “Krasnoj nos” (letteralmente “Naso Rosso”) è rappresentato con un naso gibboso e le braghe imbrattate (documentazione reperita da: “Il Paese di Carnevale” di Mariti e Galli).

L’associazione dei Nasi Rossi risale all’anno 1900, come si evince dal loro Statuto.
Naso Rosso oltre a essere protagonista del Carnevale Ronciglionese è anche il protagonista di un’opera teatrale scritta dal prof. Luciano Mariti di Ronciglione, docente di Storia del Teatro presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

Pro Loco di Ronciglione - Archivio Storico

Il Carnevale di Ronciglione è tra i più antichi dell'Italia centrale. Il suono del campanone proveniente dalla torre del Comune e la Cavalcata degli Ussari segnano l'avvio ufficiale del folle e sfrenato divertimeno di una "kermesse" che ormai ha superato i 3 secoli di storia.
A Ronciglione le domeniche del Carnevale sono tradizionalmente dedicate al Grandioso Corso di Gala, che giunge quest’anno alla 322° e 323° edizione.
Il Corso di Gala di Ronciglione è documentato già nel manifesto del carnevale del 1881 conservato presso la locale Pro Loco, ed è sicuramente uno dei più belli e ricchi del centro Italia.
Al Corso di Gala partecipano più di un migliaio di persone divise in gruppi mascherati accompagnati da bande folcloristiche e carri allegorici che, fin oltre il tramonto, affollano le vie rinascimentali e barocche del centro cittadino ... una tradizione che risale allo storico Carnevale romano seicentesco e che da allora, si rinnova ogni anno, si amplia e si manifesta con un turbinio di creatività e gioia vitale.
Uno spettacolo denso di avvolgenti cromatismi realizzato grazie all'inventiva, alla passione ed alla dedizione dei Ronciglionesi che lavorano alacremente, già diversi mesi prima della manifestazione, per far sì che il Grandioso Corso di Gala mantenga la sua secolare e gloriosa fama.

Pro Loco Ronciglione

Il carnevale di Ronciglione ha le sue origini nelle "Pubbliche allegrezze" che si svolgevano nella città durante il periodo farnesiano (1537-1649) (1), le stesse corse dei Barberi, corse di cavalli senza fantino, sono documentate da Papirio Serangeli nel suo volumetto, in esametri latini, Polygraphia Roncilionensium già nel 1609 (2)  e si effettuavano durante la festa del patrono San Bartolomeo in agosto; anche lo storico locale don Osvaldo Palazzi ci fornisce la notizia dello svolgimento della corsa dei Barberi, a Ronciglione, durante la festa di San Bartolomeo nel 1680 (3), è quindi molto probabile che le corse "a vuoto" di cavalli si facessero nella nostra cittadina a partire dal 1570 circa quando ormai le ampie vie rinascimentali della cittadina erano state completate.
L'origine delle corse dei Barberi è da individuarsi nel carnevale romano; è documentato, infatti, che a Roma in via Lata, l'attuale via del Corso, durante il Carnevale si svolgessero corse di cavalli senza fantino a partire dal pontificato di Paolo II Barbo (1464-1471) che le istituì e, come scrive lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius, Paolo II fu il primo che in Roma facesse rivivere il carattere pagano dei ludi carnascialeschi (4). La corsa partiva da piazza del Popolo, ove avveniva "la mossa" e terminava alla confluenza con piazza Venezia. A Roma, in via del Corso, che dalle corse che vi si svolgevano prese il nome, venivano effettuate, a partire dal pontificato di Paolo II e almeno fino alla 2° metà del XVII secolo, anche corse di ebrei (che venivano obbligati a correre) ma anche di ragazzi, di uomini adulti, di vecchi e poi anche di bufali e somari. Queste corse sono ricordate da Michel de Montaigne nel suo libro Viaggio in Italia, viaggio effettuato tra il 1580 e il 1581, mentre Johann Wolfgang Goethe descrive la corsa dei Barberi del carnevale romano del 1788 anche lui nel suo libro Viaggio in Italia.
Ritornando a Ronciglione e al Ducato di Castro, ricordiamo come nel Volumen Statutorum del 1558 sono contenute due norme relative allo svolgimento di un palio, nella capitale Castro, durante la festa del patrono San Savino che si celebrava il 15 dicembre. Le due norme in questione sono la rubrica 33 del libro I Civilium -intitolata Quod Judei faciant unum Bravium ovvero I Giudei devono finanziare un palio- che obbligava gli ebrei di questa cittadina a versare dodici fiorini per finanziare la corsa dei cavalli, che non sappiamo se fosse con o senza il fantino, e la rubrica 18 del libro I Civilium, intitolata De Officio Camerarii Communis, che disciplina, fra l'altro, lo svolgimento del palio a cui potevano partecipare solo cavalli maschi; il fatto che a Castro si svolgesse una corsa di cavalli già nel 1558 rafforza l'ipotesi che questa si effettuasse anche a Ronciglione nella 2° metà del XVI secolo.
Probabilmente il carnevale nasce a Ronciglione verso il 1570 insieme alle corse dei Barberi, ma il primo documento conosciuto che si riferisce al carnevale di Ronciglione è del 12 gennaio 1748, si tratta di un editto del Vescovo di Sutri e Nepi Giacinto Silvestri -stampato a Ronciglione per i tipi di Domenico Poggiarelli- che disciplina il carnevale di quell'anno, con particolare riguardo all'uso della maschera, ma vi sono anche disposizioni sui ciarlatani, saltimbanchi e istrioni e inoltre proibisce agli ecclesiastici, sotto gravi pene pecuniarie, di partecipare ai divertimenti carnascialeschi, e infine c'è anche una norma che prevede come tutti i festeggiamenti dovessero finire necessariamente alla mezzanotte del martedì grasso (5).
Un altro documento molto importante, tratto dall'Archivio Storico Comunale, è del 7 febbraio 1810 ed è una circolare di Giulio Zelli Pazzaglia, sotto Prefetto del Circondario di Viterbo, indirizzata al Maire (Sindaco) di Ronciglione, che regolamenta l'uso della maschera per il carnevale di quell'anno ben' inteso però che sarà sua cura (del Maire) di fare i regolamenti di Polizia, e di prendere tutte quelle misure, che crederà, e sono necessarie a mantenere il buon' ordine, la decenza, il rispetto alle cose Sacre, ed alle Autorità (6).  Questo documento dimostra come già da quell'anno, ma forse anche prima, era stato ripreso il carnevale dopo il saccheggio e l'incendio ad opera delle truppe giacobine francesi, comandate dal Generale François Valterre, che da Roma si stavano portando a Viterbo e che incendiarono la cittadina il 28 luglio 1799 a causa del fatto che gli abitanti, filopapalini, insorsero contro di loro.
Un successivo documento, sempre tratto dall'Archivio Storico Comunale, è del 26 gennaio 1820 e si tratta di un autorizzazione -data dal Cardinale Consalvi da Roma e rilasciata ad alcuni attori dilettanti di Ronciglione- colle solite cautele e regole, per poter svolgere nella cittadina nel tempo del prossimo carnevale…alcune comiche rappresentazioni in un loro teatrino (7).
Un altro documento -pubblicato nel libro Ronciglione, le Corse a Vuoto del prof. Flaviano F. Fabbri e Bruno Pastorelli edito nel 1999- è un manifesto che disciplina le corse dei Barberi nel palio estivo di san Bartolomeo del 1827, palio che si corre il 25 agosto per la festa del patrono.
E' probabile che nella 1° metà del XIX secolo, con la ripresa dei festeggiamenti del nostro carnevale dopo l'infausto incendio della città nel 1799, siano state introdotte nel programma le corse a vuoto che sino a quel momento ci risulta fossero disputate solo durante la festa di San Bartolomeo. Nel 1866 abbiamo il primo documento conosciuto che attesta lo svolgimento delle corse dei Barberi durante il carnevale, difatti il Centro Ricerche e Studi, nella persona dell'allora Presidente prof. Francesco Maria D'Orazi, trovò nel 1987 alcuni documenti datati 1866, nell'Archivio Storico Comunale, che elencavano i nomi dei cavalli che dovevano partecipare alle batterie ("carriere") delle corse a vuoto organizzate per il carnevale di quell'anno.
Ricordiamo, inoltre, che nel 1835 nasce la Banda cittadina che diviene subito un sostegno fondamentale per lo svolgimento del carnevale, mentre è tradizione orale che il drappello degli Ussari sia nato nel 1866, la leggenda racconta che un capitano degli Ussari francese, di stanza a Ronciglione con la sua compagnia, venuti, con l'esercito francese, in difesa dello Stato Pontificio, si innamorò di una bella signora ronciglionese e per fare bella figura davanti ai suoi occhi sfilò più volte, durante il carnevale, alla testa del suo drappello di soldati a cavallo, dando così origine alla cavalcata degli Ussari; questa è la leggenda, quel che è certo è che in un documento del 1866 dell'Archivio Storico Comunale risulta che un drappello di Ussari, stanziati in una caserma di Ronciglione, partecipò al carnevale sfilando per le vie del paese.  Oltre alle corse dei Barberi, alle mascherate e ai veglioni in maschera, la presenza dei carri allegorici, nelle sfilate del corso di gala del carnevale, è documentata già nel 1881, come testimonia il manifesto di quell'anno conservato presso la Pro Loco cittadina, mentre da una locandina del carnevale del 1886 leggiamo come i due carri allegorici più importanti siano stati realizzati dall'ottimo pittore ronciglionese Nazzareno Diotallevi (1850-1919), uno intitolato "Il Capitano Cecchi alla corte di Iohannes Re di Abissinia" (eseguito a cura del Comitato del carnevale) e l'altro raffigurante "Giove nell'Olimpo circondato dagli dei".
Ricordiamo anche la "Compagnia dei Ragni e Nottoloni" e la "Compagnia del Ghetto", associazioni di bontemponi sorte a Ronciglione verso la fine dell'Ottocento e che avevano il compito di fare baldoria e probabilmente anche quello di accompagnare il funerale di Re Carnevale.
Il modello a cui si ispira il nostro carnevale è sicuramente il carnevale romano rinascimentale e barocco. Il suono del "campanone", posto sopra il tetto del municipio, che annuncia la festa, la danza popolare del saltarello accompagnata dalla banda comunale, i carri allegorici, le mascherate, la corsa dei Barberi, il rituale della morte di Re Carnevale con la pittoresca fiaccolata accompagnata dalla Compagnia della Penitenza e dalle vedove vestite di nero di Re Carnevale assistite da diversi "cerusici" e con la morte vestita di nero, su alti trampoli, con la lunga falce in mano, la sfilata e la carica dei "Nasi Rossi", sono elementi che ritroviamo, a volte con delle variazioni, nel carnevale romano rinascimentale e barocco e che Johann Wolfgang Goethe descriverà nel suo libro Viaggio in Italia, viaggio compiuto tra il 1786 e il 1788.
Nell'anno 1900 nasce, con atto costitutivo ancora oggi conservato, l'associazione dei "Nasi Rossi", maschera tipica locale che offre -da allora tutti gli anni il lunedì di carnevale- ai numerosi cittadini e turisti presenti, nella bella scenografia di piazza della Nave, rigatoni al ragù contenuti dentro pittoreschi "pitali" di terracotta.       Ricordiamo, poi, come nel periodo fascista e durante la 2° Guerra Mondiale siano state sospese le corse a vuoto e come, qualche anno più tardi, il benemerito Angelo Guido della Manna (1903-1957) donò alla sua morte un lascito di 300.000 lire che ogni anno dovevano essere versate al Comitato del carnevale per lo svolgimento e la premiazione delle corse a vuoto e, per questo motivo, a partire dal 1958, il palio venne a lui intitolato.
Nel 1977 sono state costituite le Scuderie, oggi chiamate Rioni, in numero di nove, per 18 cavalli partecipanti alle corse a vuoto ed è stata data una nuova regolamentazione alle corse. Negli anni '70 e '80 sono nati nuovi gruppi che sfilano tradizionalmente durante il lunedì "gastronomico", come i "Saracari", armati di lunghe canne alla cui estremità pende una "saraca" ovvero un'aringa essiccata e maleodorante, ma poi anche i "Polentari", i "Faciolari", i "Tripparoli" e i "Fregnacciari" che hanno reso il nostro carnevale sempre più ricco e divertente al grido popolare e tradizionale di "Chi urla, urla!", e poi ricordiamo la Confraternita di Sant'Orso che distribuisce, il giovedì grasso, vino e tozzetti alla gente.
Nei primi anni '70 è nato il Carnevale dei Bambini con mascherate realizzate dalla locale Scuola Elementare e poi anche dalle due Scuole Materne di Ronciglione e che sfilano tutte insieme, accompagnate da valenti e spiritose maestre, il giovedì di Carnevale.
Nel 1986 è nata la Compagnia della Penitenza che ha il compito di preparare e accompagnare il funerale di Re Carnevale che risulta già inserito nel programma del carnevale del 1881 che dice testualmente Ore 8,30 nella piazza Vittorio Emanuele illuminata a bengala cremazione del carnevale ed ascenzione (sic) delle ceneri del medesimo alle nuvole per mezzo di un grandioso globo areostatico (sic), ancora oggi Re Carnevale, rappresentato da un grosso pupazzo di cartapesta, viene portato in cielo, in modo spettacolare, da un globo aereostatico multicolore il martedì sera in piazza della Nave; la Compagnia della Buona Morte, nata nel 2016, accompagna anch'essa il funerale di Re Carnevale con il compito di trasportare materialmente il globo aereostatico.
Non dimentichiamo, infine, le commedie che, soprattutto a partire dagli anni '90, vengono rappresentate durante il periodo di carnevale -tra cui ricordiamo l'ormai tradizionale e divertente "Naso Rosso" scritta e diretta dal prof. Luciano Mariti- e che hanno trovato una sede adeguata nel nuovo Teatro comunale inaugurato nel 2007 e dedicato al celebre comico, di genitori ronciglionesi, Ettore Petrolini.

Prof. Carlo Maria D'Orazi - Centro Ricerche e Studi di Ronciglione

Note:
(1) Cfr.: D'Orazi F.M., Ronciglione capoluogo della Pier Contea Farnesiana, sta in: Tullio Cima, Domenico Massenzio e la musica del loro tempo, Atti del Convegno Internazionale, a cura dell'IBIMUS, Roma 2003, pp. 75 e ss.
(2) Cfr.: Serangeli P., Polygraphia Roncilionensium, Colaldi e Dominici, Ronciglione 1609, ristampe anastatiche del 1970 e del 2004, a cura del Centro Ricerche e Studi, Tip. Spada, Ronciglione, p.32.
(3) Cfr.: Palazzi O., Ronciglione dal XV al XIX secolo, Tip. Spada 1977, p. 144.
(4) Cfr.: Ademollo A., Il carnevale di Roma, Casa Editrice A. Sommaruga e C., Roma 1883.
(5) Vedi: Fabbri F. F., Boldrini S., Cangani M., Il Carnevale di Ronciglione, Grafica 2000, Ronciglione 2004, p. 10. Il libro pubblica la foto del documento.
(6) Vedi: Fabbri F. F., Boldrini S., Cangani M., Il Carnevale di Ronciglione, Grafica 2000, Ronciglione 2004, p. 11. Il libro pubblica la foto del documento.
(7) Vedi: Fabbri F. F., Boldrini S., Cangani M., Il Carnevale di Ronciglione, Grafica 2000, Ronciglione 2004, p. 11. Il libro pubblica la foto del documento

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